Asfaltosamente… Storia di buche e di operai

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Parliamo di manto stradale.

Le strade sono la piaga incurabile di innumerevoli realtà cittadine. Il loro stato, per prassi consolidata, non potrà mai ambire ad una definizione migliore di “disastroso”.
Ma tant’è, e bisognerà farsene una ragione.
O anche no, suggerirei.
L’asfalto delle strade cittadine, che sembra fatto di molle, per quanto salta via facilmente, quando non si stacca per la pioggia o il gelo o per pessima qualità del prodotto o per l’imperizia e la grossolaneria di chi lo ha posto in opera, raramente assomiglia ad un fondo stradale transitabile: le buche sulle strade sono irrinunciabili, folcloristiche dotazioni della viabilità urbana.
Ovviamente, inevitabilmente, continuativamente, quando non se ne può più, per sopperire al disagio, le amministrazioni comunali attivano le competenti squadre di professionisti, affinché si occupino dell’economico rattoppo.

Sette (dicesi 7) operai, muniti di camioncino attrezzato e accessoriato, bardati doverosamente con i giubbotti catarifrangenti d’ordinanza, circondano con determinazione una buca sull’asfalto di cm. 25 x 25. Mentre sei di loro stazionano nei pressi della voragine fissandola e/o fissandosi, forse per concordare la maniera più corretta per intervenire, uno, d’impeto, incurante del pericolo, si accolla un sacchetto di asfalto pronto, lo versa nella buca e lo prende a palate per spanderlo per benino.
A lavoro ultimato, la squadra lascia trionfante il sito, consentendo, alle seimila auto ferme di riprendere la dolorosa circolazione dell’ora di punta.

Al posto della depressione, un simpatico dosso, tanto le auto passandoci sopra lo comprimeranno, pensano gli allegri operai. Piano, piano, a forza di passarci sopra con le auto, si abbasserà! Pensiamo noi, per quegli incurabili ottimisti di guidatori che siamo.
Manco per niente: il dosso rimane, e le macchine, che prima s’infossavano, adesso saltano.
In effetti la situazione è questa: percorrere strade e vie il cui manto è costituito da buche, pezzi di asfalto saltato, gibbosità di ogni dimensione, significa dover essere consapevoli di venire amabilmente sballottati a destra e a manca, senza soluzione di continuità e con la concreta possibilità di simpatici rigurgiti, gomme squarciate, semiassi spezzati…

Poi, finalmente, qualcuno trova i soldi, che rendono possibile l’asfaltatura completa di quel tratto di via veramente impraticabile.
Nel giro di tre giorni abbiamo la strada nuova.
Quindi tutto bene, no?
E no!
Fateci caso, sembra lo facciano apposta, ma puntualmente, appena ricostituito il manto stradale, la società elettrica, o quella del gas, o quella dell’acqua, o il costruttore cui serve un allaccio, lo sgarrano per interrare tubi, cavi, condotte.
Certo, poi riparano.
Ma come riparano?
Riempendo lo scavo e coprendo con catrame solo la striscia di strada scavata.
Il risultato è un’enorme e continua depressione, come uno sfregio su un’opera d’arte.
E nessuno dice niente!
E io dico, perché non obbligare questi signori, che violentano le carreggiate a loro comodo, anziché riempire il solo scavo effettuato, a ricostituire il manto della metà carreggiata che comprende i lavori effettuati o, se lo scavo attraversasse i due sensi di marcia, non imporre loro di riasfaltare magari tre metri prima e tre metri dopo lo scavo, per esempio.
Sono quasi sicuro che farebbero tutti più attenzione, sia a scavare, sia a farlo nei tempi e nei modi più opportuni.
Ma, per il momento, ringraziamo il Comune per averci messo a disposizione un campo gratuito da minigolf… Se non ci fossero ‘ste ca..o di macchine che danno fastidio!

Asfaltosamente… Storia di buche e di operaiultima modifica: 2018-12-14T12:39:05+01:00da nedesis
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